
Tekuteku aruku michi no yuku Doko ni tsuzuku michi na no ka? Sonna no michi michi kangaeyoo Moshi mo yukidomari nara Kabe wo unsho to koerebai Modorenai michi wa nai Kyoo mo susumoo
2
Vehim Nalkahim si svegliò con una sensazione bruttissima. Qualcosa di grosso stava per accadere…
<< Svegliati!>> gli esclamò la voce di Xehim, direttamente in un orecchio
<< Ma come accidenti sei entrato?!>> chiese Vehim, leggermente stizzito. Aveva messo degli incantesimi alla serratura della pesante porta che separava la propria stanza da letto a quella del fratello
<< Oh, i tuoi percorsi mentali per me sono di una semplicità incredibile… oh, non ci posso credere… allora è per questa ridicola camicia da notte con i pizzi che non vuoi che io entri!>>
Vehim arrossì violentemente, per l’imbarazzo e la rabbia, mentre Xehim rideva forte. Vehim si alzò, attraversò la stanza, fino ad arrivare ad una porta a scorrimento. La varcò per trovarsi nella stanza da bagno. Si tolse la camicia da notte, che lo facevano assomigliare ad una ragazzina, aveva notato passando davanti ad uno specchio, e si immerse nell’acqua calda. Si concesse un rapido bagno, poi si asciugò e si vestì. Quando tornò nella propria stanza, Xehim lo stava aspettando, e sembrava serio. Di solito buttava tutto sullo scherzo, e molte persone pensavano fosse superficiale. Vehim sapeva che in realtà non lo era per nulla.
<< Beh, perché sei venuto tu a svegliarmi?>> chiese, raccogliendosi i lisci capelli biondi in un coda, in maniera che non gli finissero negli occhi.
<< Nostro padre ci ha convocati per una riunione… siamo adulti da meno di una settimana e già ci chiamano per una cosa ufficiale… sono un po’ emozionato…>> disse Xehim. Vehim sorrise
<< Andiamo, allora!>> disse.
Quando arrivarono nella grande sala delle riunioni, però, il loro sorriso scomparve. L’atmosfera era pesante, le espressioni gravi, e gli arazzi scuri alle pareti non aiutavano certo a rendere il tutto meno angoscioso. I due si sedettero accanto all’Imperatore. Molti dei presenti ebbero la strana sensazione di vederci triplo, perché tra i due gemelli ed il minuto Imperatore, c’era un sovrappiù di capelli biondi ed occhi azzurri. Però poi ci si accorgeva che i visi dei ragazzi erano un po’ meno femminei di quello dell’imperatore, con i lineamenti un po’ più marcati, occhi e bocca più grandi, naso dritto e non all’insù, un po’ grosso alla base.
<< Bene, adesso siamo tutti presenti.>> disse Isher, alzandosi in piedi. Vehim si chiese come facesse suo padre ad avere un aspetto tanto giovane e fragile ed una voce tanto profonda e potente. Era una cosa che proprio gli sfuggiva, andava al di la della sua comprensione…
<< Qual è il problema, Isher?>> chiese Nehnin. La somma Sacerdotessa del Tempio di Amouin era l’unica persona nell’Impero autorizzata a chiamare per nome l’Imperatore, solo perché ne era la sorella minore.
<< Un contingente di Demoni ribelli si è spinto più a Nord di quanto abbiano mai fatto dalle Guerre Demoniache… Folher sta perdendo il controllo… e la Città Sacra è minacciata… dovremmo mandare un contingente la, per difenderli…>> disse. Nehnin lo guardò
<< Davvero credi che Folher stia perdendo il controllo?…>> chiese Nehnin, con espressione angosciata. Isher abbassò il viso
<< Si, e la cosa mi preoccupa. L’ultima volta si è occupato personalmente dei ribelli, ma… non è uscito bene da quella battaglia… i suoi poteri si sono indeboliti, con l’indebolirsi del suo fisico… qualunque altro essere, anche un ibrido come noi, sarebbe morto, al suo posto. Nessuno sa come sia sopravvissuto, nemmeno io…>> disse Isher. Vehim e Xehim si guardarono. Loro erano la terza generazione di gemelli nella casata dei Nalkahim. E per un Nalkahim non sapere qualcosa sul proprio gemello era inconcepibile. i Nalkahim erano una casata unita. Più unita, nonostante le loro regole bizzarre, di molte famiglie normali. I membri che se ne allontanavano, venivano guardati con timore, come se fossero delle specie di eroi. A nessun Nalkahim veniva chiesto di farcela da solo; si appoggiavano a vicenda, si aiutavano quando se ne presentava l’occasione.
<< Anche facessimo partire un contingente in questo momento, non arriveremmo prima di tre settimane a tappe forzate. Se i demoni minacciano la Città Sacra da così vicino come dite, Maestà, quando arrivassimo, sarebbe già caduta da tempo.>> disse Nakin, il Primo Guerriero. Era molto alto, con capelli corvini ed occhi chiarissimi. Vehim pensava che facesse un po’ paura, ma sapeva che era gentile
<< Non è che ti stai rifiutando per aiutare quelli della tua razza? Sei stato anche tu un ribelle, demone!>> disse Isher. Nakin lo guardò dritto negli occhi
<< giurai fedeltà a vostro padre più di mille anni fa, non ho la minima intenzione di tradire la sua e la vostra fiducia. Che voi l’abbiate pensato mi offende profondamente. So che siete preoccupato per la Città Sacra, ma vi posso assicurare che sarà adeguatamente difesa. Non posso portare soldati con me, perché i miei poteri non sono molti, ma posso essere la in meno di una giornata. Nessuno di quei Demoni potrebbe battermi. E… se davvero hanno intenzione di attaccare la Città Sacra, vuol dire che stanno seguendo ciò che è stato scritto delle mie, ehm… “gesta”...>>
<< E sia, allora. Hai il permesso di partire.>> disse Isher. Nakin si alzò, altissimo e bellissimo, si inchinò ed uscì dalla sala. Vehim notò che Nehnin lo seguì con lo sguardo finchè non fu uscito, ma evitò di pensarci.
<< Padre… c’è qualcosa che possiamo fare? Un motivo particolare per cui ci hai convocati?>> chiese Xehim. Isher si girò a guardarlo
<< Volevo che sentiste. Sono tempi movimentati. Come padre vorrei che vi teneste fuori dai guai, ma come Imperatore esigo che siate pronti a qualunque evenienza. Ormai avete ventuno anni, siete maggiorenni. >> detto questo, l’Imperatore uscì. Nehnin guardò i due giovani e si avvicinò. Guardò negli occhi Vehim, poi Xehim
<< ho parlato con la Dea… state attenti a chi ascoltate. >> disse, ed uscì a sua volta, insieme ad un sacco di altra gente. I due rimasero soli. Xehim sospirò e si stiracchiò
<< Avrei voluto avere la possibilità di parlare con Nakin… è il Guerriero più abile del mondo intero… quanto darei per eguagliarlo…>> disse.
<< A me piacerebbe poter comunicare con gli Dei… ci sono molti Oracoli, nella famiglia, ma probabilmente abbiamo preso i geni sbagliati…>> disse Vehim. Xehim scoppiò a ridere.
L’attacco era iniziato durante la notte. Fihim era stato svegliato dal Grande Guaritore, perché c’era la probabilità di dover curare dei feriti, e non avevano tempo e persone sufficienti per le medicazioni normali.
<< Tu sei u Guaritore Naturale, come lo sono io. Mi servi nell’ospedale, non qui a dormire!>> gli aveva detto. Fihim si era alzato, in silenzio. Aveva indossato la lunga tunica grigia dei Figli di Nessuno, ed aveva seguito il Grande Guaritore per le strade buie, fino all’ospedale, che era stato costituito accanto alla porta sud della città. I primi feriti non si erano fatti attendere molto, ma non erano tra i soldati, bensì tra i civili che, visto lo stato d’assedio, si erano prodigati per aumentare, con i propri poteri, le difese della città. Ma i Demoni usavano i poteri a loro volta, e causarono così molte cadute dai bastioni, quasi mortali il più delle volte. Ad un tratto Fihim, approfittando di un momento di relativa calma, si lasciò cadere a terra. Non era stanco, ma la preoccupazione, che aveva iniziato ad insinuarsi già dal risveglio, era finalmente arrivata, e si sentiva stordito. Dov’era Fimmeln? La domanda gli rimbalzò in testa finchè non iniziarono ad arrivare i primi feriti tra i soldati. I demoni si erano ritirati, per riprendere le forze. Fimmeln arrivò, trasportando un compagno ferito. Fihim corse ad aiutarlo, chiedendosi come facesse Fimmeln ad avere forza sufficiente per trasportare qualcuno, perché era ferito in più punti. Fihim fece sdraiare l’altro guerriero e, con un semplice gesto, fece guarire le sue ferite
<< Stai sdraiato li, non ti muovere. Devi recuperare le forze.>> gli disse. L’elfo annuì. Fihim prese un’espressione severa, accentuata dalla curva delle sopracciglia
<< Sono solo graffi, Fim…>> disse Fimmeln.
<< Siediti e non fiatare.>> ribatté Fihim. Posò le mani sulla ferita più profonda del fratello, che sussultò. Fihim impallidì. Era più profonda di quello che credeva. Ed aveva intaccato molti organi… Si concentrò e sentì che le cose stavano tornando a posto. Aprì gli occhi e rivolse un sorriso dolce al gemello
<< Ti ho aggiustato.>> disse. Fimmeln lo guardò e ricordò un episodio successo circa quindici anni prima. Stavano giocando, ed ad un tratto, lui era caduto male, rompendosi un braccio. Fihim si era avvicinato e gli aveva preso il braccio. L’osso si era risaldato senza nessuna fatica, ed il dolore era scomparso
“Ti ho aggiustato” gli aveva detto Fihim, orgoglioso. Ed ora quel sorriso enorme era tornato.
<< Grazie.>> disse Fimmeln. Fihim si passò le mani sul viso, poi lo guardò. Avevano i visi identici, gli stessi lineamenti morbidi, lo stesso taglio dolce degli occhi, un po’ da gatto, le sopracciglia arcuate nello stesso modo, che conferivano loro un’espressione severa appena stavano seri. Ma a livello caratteriale erano agli opposti. Fimmeln si muoveva solo quando doveva combattere, si arrabbiava spesso e rimaneva chiuso in silenzi carichi di risentimento per lunghi periodi. Rifuggiva la compagnia, preferiva stare solo. Fihim, invece, non riusciva a stare fermo un attimo, era sempre allegro, tirava su di morale tutti, tendeva ad essere sempre al centro dell’attenzione, se non altro per la sua goffaggine. Però ora Fimmeln lo vedeva teso e preoccupato.
<< Senti…>> iniziò
<< Non dirmi niente, Fimmeln. Solo, cerca di ritornare tutto intero, d’accordo?… posso aggiustarti finchè vuoi, ma non posso riportare in vita, quindi… >> non finì la frase, perché i guerrieri vennero richiamati sul campo di battaglia. Fimmeln abbracciò Fihim, prima di raggiungere gli altri guerrieri. Il grande Guaritore si avvicinò a Fihim e gli posò una mano sulla spalla.
<< Lo so, è una battaglia difficile e pericoloso…>> disse Fihim << e mio fratello non ha poteri…>>
<< dovresti avere fiducia in lui.>> disse il Grande Guaritore. Fihim sorrise.
Nakin si guardò intorno. La battaglia era già iniziata, lo sapeva. Ed ora era alla Porta sud della Città Sacra. Corse verso il campo di battaglia. Erano tutti disorganizzati, ma gli Elfi salutarono il suo arrivo con cori d’esultanza. Se c’era lui erano in netto vantaggio.
La battaglia durò tre giorni, poi altri Demoni arrivarono, ed iniziarono a tornare i primi cadaveri. Il demone che affondò la propria spada nel petto di Fimmeln, era del tutto ignaro del proprio destino.
Nakin entrò nell’ospedale sorreggendo tra le braccia il corpo del giovane mezzo demone, che aveva continuato a combattere nonostante le ferite. Lui l’aveva visto cadere, e per qualche strano motivo sapeva che avrebbe dovuto portarlo nell’ospedale. Che da quello sarebbe dipeso l’esito della battaglia. E così ora si trovava, interdetto, a fissare lo stesso giovane.
<< Oh, che Neheryl si riprenda i Demoni! Fimmeln!>> esclamò il grande Guaritore, avvicinandosi. Ma venne preceduto dal giovane mezzo demone, che si lanciò verso Nakin, con lo sguardo fisso sul corpo che teneva delicatamente tra le braccia. Il giovane glie lo prese e, con una dolcezza estrema, lo posò su una branda. Lo guardò e gli chiuse gli occhi. Poi si girò verso i presenti, che si erano come pietrificati a guardarlo. Senza dire una parola, uscì. Nakin lo seguì. Il giovane si diresse verso la porta sud, deciso. Nakin lo prese per un braccio, fermandolo proprio sulla porta.
<< Levati di mezzo, Demone, se non vuoi fare la stessa fine che stanno per fare i tuoi simili. I nostri simili.>> sibilò il giovane. Nakin lasciò la presa, stordito. Un coro di urla di stupore e gioia si alzò dalle linee degli Elfi, che tornarono verso la città urlando che i Demoni si erano polverizzati. Nakin guardò il giovane, che a sua volta alzò lo sguardo
<< Ho ucciso… non potrò più essere un guaritore…>> mormorò, prima di cadere, privo di sensi, tra le braccia di Nakin.
Isher Nalkahim, Imperatore degli Elfi, camminava avanti ed indietro da ore nella sala adiacente alla camera da letto della moglie. Ogni tanto era costretto a fermarsi, farsi da parte, e lasciar passare qualche ancella che, affannata, portava dentro o fuori dalla stanza qualcosa. Alxin l’aveva minacciato di morte molto violenta se fosse rimasto nella stanza durante il parto, quindi lui si era affrettato ad obbedire ed uscire, ed ora si sentiva decisamente nervoso. Stava per vedere il suo primogenito… Sentì i vagiti dalla stanza. Poi ne sentì altri. Due voci si alzavano per gridare tutta la loro indignazione. Isher fece per entrare, ma due ancelle, decisamente spaventate, corsero fuori. Riuscì a fermarne una
<< Maestà…>> squittì quella, spaventata
<< Che succede?>> chiese
<< Ecco…>> iniziò la ragazza, ma l’altra le fece un gesto impaziente, così la giovane si divincolò e, dopo un rapido inchino, corse via. Isher entrò nella stanza. Due ancelle stavano lavando i due bambini, mentre altre si affaccendavano attorno ad Alxin. Isher si avvicinò al letto dove la moglie giaceva, pallida. Troppo pallida. Si inginocchiò accanto al letto e le prese la mano. Poi guardò le ancelle. Avevano tutte servito al Tempio, dovevano saper gestire ogni tipo di situazione, ma sembravano così spaventate…
<< Isher, sei tu?>> chiese Alxin, girandosi a guardarlo senza vederlo. Lui le baciò la mano
<< Sono io..>> mormorò. Una ciocca di lisci capelli biondi gli scivolò da dietro l’orecchio appuntito e sfiorò il volto della moglie. Lei sorrise
<< Ho sempre adorato… ed invidiato i tuoi capelli… così belli e forti>> disse, con un filo di voce. Isher strinse un po’ più forte quella mano
<< Dove andavano le tue ancelle, prima? Sono corse via spaventatissime…>>
<< A chiamare la Somma Sacerdotessa… hanno fatto tutto quello che potevano, l’unica cosa che rimane è farmi avere la benedizione di Amouin…>>
<< Non dirlo…>> gemette Isher. Alxin lo guardò, con espressione divertita
<< Il potente Imperatore degli Elfi può davvero avere un’espressione tanto spaventata?>> disse con un filo di voce. Isher si portò la mano della moglie al viso e chiuse gli occhi. Quando la Somma Sacerdotessa arrivò, l’imperatrice era morta.
<< Fratello… >>
Isher si girò. La Sacerdotessa era ferma sulla porta, angosciata
<< Nehnin, imponi la benedizione della Dea sull’anima di mia moglie e sui miei figli…>> disse Isher, in un soffio. Nehnin guardò il viso sconvolto del fratello maggiore. In cinquecento anni di vita non l’aveva mai visto con un’espressione simile. Rimase bloccata.
<< Nehnin, non guardarmi così. Devo annunciare la nascita degli Eredi alla corte, devo dare loro dei nomi, devo portarli davanti alla Sacra Spada… >>
Nehnin si riscosse ed obbedì. Evocò Amouin, dea della Luna e del Mare, perchè benedicesse l’anima di Alxin e la nascita dei due bambini. Ma la Dea disse qualcosa
<< Due Eredi portano sventura. Solo uno potrà trionfare. Sangue di Elfi e di Demoni scorrono in loro. Triste sarà il Destino del Prescelto. >>
Tutti i presenti trattennero il fiato, mentre Nehnin si afflosciava, priva di forze. Isher sorresse la sorella ed ordinò alle ancelle di farla riprendere, mentre prendeva in braccio i propri figli.
Nehnin si riprese quasi subito. Guardò Isher che stringeva i bambini con aria protettiva
<< Il Destino non è inevitabile.>> disse lei, decisa. Isher annuì, poi uscì dalla stanza, seguito da una serie di persone di cui aveva sempre ignorato lo scopo, e dalla Sacerdotessa in persona; si diresse, attraverso i lunghi corridoi, verso la sala del trono. Quando entrò, gli occhi di tutti i nobili ed alti funzionari presenti si voltarono ad esaminarlo. Si sentì di nuovo come quando, a dodici anni, era salito per la prima volta su quella pedana per sedersi sull’enorme trono. Erano passate centinaia d’anni, ma la sensazione era indelebilmente impressa in tutto il suo essere. Un senso di disagio profondo. Deglutì ed alzò i neonati in modo che tutti i presenti potessero vederli.
<< Questi sono Vehim Nalkahim e Xehim Nalkahim, i miei Eredi!>> tuonò, con la sua voce profonda che tanto stonava con i lineamenti delicati, quasi femminei, del volto. Tutti si inchinarono profondamente, mentre i due bambini concedevano un regale sbadiglio alla folla riunita nella grande sala dall’alto soffitto a volta. Le spesse mura tremarono per il boato generato dalle grida di gioia e dagli applausi che si alzarono per salutare i due piccoli. Isher si affrettò ad andarsene. Non aveva mai amato le cerimonie lunghe, lo avevano sempre annoiato. Quando si annoiava tendeva ad addormentarsi, ed addormentarsi con due neonati in braccio non era una buona idea, soprattutto rimanendo in piedi.
Girò un angolo, per raggiungere la stanza dov’era conservata la Sacra Spada. Sentiva la presenza di Nehnin dietro di lui. Si girò per incontrare gli occhi turchese della sorella, e quel veloce contatto visivo lo riscaldò un poco. Mise la mano sulla porta invisibile e la spinse, entrando nella piccola stanza senza finestre. Nehnin, attenta a non farsi vedere da nessuno, entrò dietro al fratello e richiuse la porta. L’unica fonte di luce nella stanza, era una fiaccola, che si era accesa da sola quando Isher era entrato. L’unico oggetto presente, appesa in una nicchia di fronte alla porta, era proprio la Sacra Spada. Isher si avvicinò alla Spada, tenendo i bambini in braccio. Nehnin gli si mise al fianco destro
<< Sono qui con la somma Sacerdotessa, nonché Oracolo di Amouin, la Dea della Luna e del Mare, la gemella del tuo Creatore. Insieme a lei, ti chiedo di riconoscere chi sarà l’erede.>>
La spada fremette leggermente. Isher tenne Xehim in braccio, passando però Vehim a Nehnin. Prese la mano destra di Xehim e la pose sull’elsa della Spada. Si chiese come una mano così piccola potesse un giorno diventare grande abbastanza da impugnare quella spada…
La Spada ebbe un fremito,, e si illuminò di luce rossa. Isher chinò leggermente il capo. Diede Xehim a Nehnin e prese Vehim in braccio. Ripeté il gesto che tutti gli Imperatori avevano fatto con i propri figli. Quando la manina di Vehim fu sull’elsa della Spada, quella si illuminò di nuovo di rosso. Isher chinò il capo e rimase fermo un istante. Poi guardò Nehnin
<< Sorellina, mi sa che abbiamo un problema… due Eredi… io non ho nulla in contrario a farli governare insieme, ma il consiglio degli Anziani, i Guerrieri ed i Sacerdoti sono contrari…>> disse << La legge parla chiaro, e io l’ho studiata fino alla nausea… solo un Erede…>>
<< Isher, sono appena nati. E’ troppo presto per pensarci. Ora… torna verso le tue stanze. Fai in modo che le ancelle e le balie si occupino di loro e riposa. Ne hai bisogno…>> detto questo, Nehnin si inchinò ed uscì dalla stanza. Isher rimase ancora davanti alla Spada. Poi si girò e, tenendo stretti a sé i piccoli, uscì da quella stanza. Avrebbe avuto bisogno di consultarsi con Folher, ma giungevano voci di Demoni ribelli, quindi forse non era il momento più opportuno per scomodare il Demone Supremo…
Mihiv aprì lo sportello che copriva la stretta feritoia sulla grande porta del tempio di Amouin nella Città Sacra e guardò chi fosse a bussare in quel modo a quell’ora di notte. Vide un giovane monaco del Tempio ed aprì. Lui entrò, senza dire una parola. Guardò con un misto di paura e disprezzo i capelli rossi della Vergine, poi le diede il fagotto che teneva in braccio e corse via, verso gli alloggi dei monaci.
<< Li ho trovati alla Porta Sud e, per dovere, li ho raccolti. Ma credo che siano mezzi demoni.>> gridò, mentre correva via. Mihiv alzò un sopracciglio all’indirizzo del giovane fuggitivo
<< Che carino, da parte sua. Domani lo picchio.>> borbottò, incamminandosi verso gli alloggi del Sommo Sacerdote. Controllò che la Vergine che aveva chiamato col pensiero avesse preso il suo posto a guardia della Porta, raggiungendo poi il chiostro, dove si affacciavano gli alloggi dei Sacerdoti di rango più alto e dei Guaritori. Bussò tre volte alla porta della stanza del Sommo sacerdote. La porta si aprì e la fanciulla entrò, senza far rumore
<< Vieni avanti, Mihiv.>> disse il Sommo Sacerdote. Aveva una voce molto profonda, che stonava moltissimo con il suo viso dai lineamenti morbidi. Dava le spalle alla porta, ma Mihiv sapeva che quegli occhi azzurri scrutavano ogni suo minimo movimento.
<< Xaher, mio signore, un monaco ha trovato due bambini alla Porta Sud… erano abbandonati, e suppone che per metà siano Demoni… >>
Xaher si alzò dalla poltrona in cui stava sprofondato, e si girò finalmente a guardare Mihiv che, come sempre, si sentì strana. Lui si avvicinò, la testa alta, lo sguardo fiero. Nessuno sapeva da quanto vivesse. C’erano voci non confermate che fosse della Casata dei Nalkahim, che avrebbe spiegato il viso non molto virile e la straordinaria somiglianza con l’Imperatore; ma le sue origini erano ormai solo leggenda. Nessuno sapeva davvero chi fosse o da dove venisse Xaher. Si sapeva solo che, più o meno un migliaio d’anni prima, era stato esiliato nella Città Sacra da Mehìnnia, la capitale, per uno scandalo avvenuto al Tempio di Amouin laggiù. E Mihiv temeva che un altro scandalo del genere sarebbe successo ben presto li, se non si fossero controllati…
<< Questi bambini non sono stati abbandonati. Chi li ha lasciati sapeva che il monaco sarebbe passato in quel luogo, in quel momento… cerca una balia, e prenditi cura di loro. Sarà tuo compito, d’ora in avanti, occuparti con la massima cura di questi due piccoli. Ed ora vai. Devo riposare, mia cara…>>
Mihiv sorrise
<< Non siete più un ragazzino…>> disse. Xaher alzò le sopracciglia. Poi rise
<< No, proprio no…>> disse. Mihiv si inchinò ed uscì. Appena raggiunse gli alloggi delle Vergini guardò i due bambini. Avevano gli occhi scuri, allungati, dal taglio dolce.
<< vedete di fare i bravi, sennò vi consegno ai Troll!>> disse. I due, per tutta risposta, continuarono a guardarsi intorno
<< Dovrò darvi un nome, perchè a quanto pare non ne hanno avuto il tempo. Tu sarai Fimmeln, perchè mi sembri il più robusto. E Fimmeln è un nome da Guerriero. E tu Fihim, perchè hai il viso più dolce ancora… e detta tra noi, non ti ci vedo proprio con la spada…>>
I due chiusero gli occhi quasi contemporaneamente e si misero a dormire, tranquilli, al sicuro tra quelle braccia che li cullavano.